Smart Working e nuove Geografie Urbane

Fulvio Adobati e Andrea Debernardi dialogheranno con il pubblico sul tema dello smart working.

L’uscita dalla fase acuta della crisi pandemica sta riproponendo il tema del telelavoro, o “lavoro agile” (smart working) che tende a rimodulare complessivamente le relazioni tra luoghi di residenza e luoghi di lavoro.

Al di là di facili letture che vedono in questo fenomeno un motore per la riduzione della domanda di mobilità, oltre trent’anni di studi scientifici evidenziano come l’attenuazione dei vincoli fra luoghi di residenza e luoghi di impiego si accompagnino nel medio termine ad “effetti rimbalzo”, con possibile rilocalizzazione delle funzioni a scala territoriale.

Così, ridurre l’orario di lavoro in presenza da 5 a 2 o 3 giorni alla settimana consente ad alcuni lavoratori di scegliere residenze più lontane dal luogo di lavoro: in questo modo la riduzione del numero di viaggi non si traduce necessariamente in una diminuzione dei chilometri percorsi.

Il dibattito italiano sulle aree interne ha identificato in questo effetto una possibile leva per rivitalizzare borghi montani in via di spopolamento, attraverso l’attrazione di smart workers meno legati agli ipercentri metropolitani.

Si tratta di un’attesa in parte condivisibile, che deve però fare i conti con il fatto che il telelavoro è destinato a stabilizzarsi solo per alcune categorie di impiego e solo in rari casi annullerà del tutto la necessità di spostamenti fisici, sia pure meno frequenti, tra luogo di residenza e luogo di lavoro. Ne consegue una situazione complessa, in cui il potenziale di sviluppo per le aree interne viene a dipendere dalla qualità delle infrastrutture (banda larga, collegamenti fisici) e dei servizi sociali, sanitari ed educativi ivi presenti.

Foto di Copertina di George Milton da Pexels